(Adnkronos) – Al Tiberia Hospital di Roma, struttura di Gvm Care & Research accreditata con il Servizio sanitario nazionale, “è stato eseguito con successo un intervento di chirurgia vertebrale di alta complessità su un paziente di 55 anni affetto da una spondilolistesi L4-L5 e grave discopatia L5-S1, associate a un grave sbilanciamento dell’equilibrio sagittale della colonna vertebrale, utilizzando la tecnica Alif (Anterior Lumbar Interbody Fusion – artrodesi intersomatica con approccio combinato anteriore e posteriore) su entrambi i livelli. Una tecnica ancora poco diffusa in Italia, che richiede competenze elevate, ma che consente un recupero funzionale più veloce”, descrive una nota. “La struttura romana – si legge – è polo di riferimento per la chirurgia vertebrale complessa e tra i pochi centri in Italia ad eseguire la tecnica Alif; questo intervento conferma il percorso di sviluppo di Tiberia Hospital come riferimento sul territorio per la chirurgia ad alta complessità”. 

Il paziente, di professione traslocatore, svolgeva un’attività fisicamente usurante per la colonna vertebrale e presentava una corporatura particolarmente imponente, con un’altezza di circa 2 metri e un peso superiore ai 120 chilogrammi. Queste caratteristiche, insieme alla deformità della colonna, hanno rappresentato un elemento determinante nella scelta della strategia chirurgica. “In un paziente con questa corporatura e con un lavoro così usurante per la colonna le sollecitazioni biomeccaniche sul rachide sono rilevanti – spiega Federico Caporlingua, neurochirurgo e chirurgo vertebrale nell’équipe neurochirurgica del Tiberia Hospital, insieme ad Alessandro Caporlingua e Gennaro Lapadula – L’approccio anteriore previsto dalla tecnica Alif, sebbene sia più complesso e con rischi intra-operatori maggiori, era quello che offriva le migliori possibilità in termini di stabilità e solidità del sistema impiantato e di risultato clinico nel medio-lungo periodo”. 

La diagnosi era di spondilolistesi tra la quarta e la quinta vertebra lombare (L4-L5), una patologia degenerativa cronica caratterizzata dallo scivolamento progressivo di una vertebra sull’altra, associata a una discopatia del disco intervertebrale L5-S1. Nel tempo – sottolineano gli esperti – questa deformità determinava una compressione significativa delle radici nervose, provocando una sciatalgia bilaterale invalidante, con dolore irradiato agli arti inferiori che peggiorava in posizione eretta e durante le attività quotidiane e lavorative, compromettendo in modo rilevante la qualità di vita. 

“Questo tipo di chirurgia richiede una padronanza della tecnica di approccio anteriore alla colonna vertebrale, che comporta la manipolazione, tra le altre, di strutture vascolari arteriose e venose, critiche per la vita del paziente – evidenzia Alessandro Caporlingua – I rischi derivanti da questo tipo approccio chirurgico non possono essere trascurati, per questo viene proposto a pazienti selezionati solo quando riteniamo che sia l’unica strategia che consenta di ottenere un risultato accettabile in termini di correzione efficace della deformità, a sua volta migliore garanzia di un risultato duraturo nel tempo dal punto di vista del miglioramento della lombalgia”.  

Un passaggio fondamentale nella pianificazione dell’intervento chirurgico – illustra la nota – è stato lo studio dei cosiddetti ‘parametri spino-pelvici’, effettuato su una radiografia dell’intera colonna vertebrale. Questi supportano il chirurgo vertebrale nella scelta dell’approccio chirurgico più corretto e della tipologia di impianti da utilizzare in base al grado di lordosi da ripristinare. “Oggi la chirurgia vertebrale non si limita a liberare i nervi o a stabilizzare un segmento ritenuto instabile – precisa il neurochirurgo e chirurgo vertebrale – ma punta a ricostruire un assetto posturale il più possibile fisiologico. Il mancato rispetto e, quando possibile, ripristino di questi parametri può portare nel tempo al fallimento del costrutto impiantato nella colonna vertebrale o alla prematura degenerazione dei segmenti della colonna adiacenti a quello trattato”. 

L’intervento è stato eseguito all’inizio di febbraio 2026 ed è durato circa 6 ore, riferiscono i sanitari. A 12 ore dalla chirurgia è stata eseguita una Tac addominale senza mezzo di contrasto per escludere eventuali complicanze legate all’accesso anteriore, mentre una radiografia in posizione eretta ha consentito di verificare immediatamente la qualità della correzione ottenuta. Il decorso post-operatorio è stato regolare. Il paziente si è risvegliato con un miglioramento sostanziale della sintomatologia sciatalgica e con un dolore limitato alle ferite chirurgiche, gestibile con comuni analgesici. In assenza di complicanze neurologiche o generali, è stato dimesso in seconda giornata post-operatoria. Rientrato a casa, il paziente prosegue il monitoraggio clinico con l’équipe di Chirurgia vertebrale di Tiberia Hospital. Nelle prime settimane, la riabilitazione consiste principalmente nella deambulazione e nella ripresa graduale delle attività quotidiane senza caricare la colonna. 

“Uno dei vantaggi della tecnica Alif – conclude Lapadula, neurochirurgo e chirurgo vertebrale al Tiberia Hospital – è la maggiore stabilità ‘primaria’ (quella garantita dall’impianto non appena il paziente esce sala operatoria, consolidato nel corso dei primi 3 mesi dall’intervento grazie al processo di artrodesi, ovvero di deposizione di nuovo materiale osseo a fondere l’impianto con la colonna vertebrale), consentita da gabbie intersomatiche con ampia superficie di appoggio, che distribuiscono meglio i carichi e permettono un ritorno al movimento e al carico in tempi più rapidi, un aspetto particolarmente importante nei pazienti con corporatura importante o con elevate richieste funzionali”. 

Il 55enne – riporta la nota – ha raccontato che tutto è iniziato con un dolore che dal polpaccio risaliva verso l’alto. Un dolore che si è trascinato dietro per diverso tempo finché ha deciso che non poteva più continuare così. Grazie a un suggerimento fortunato ha trovato nell’équipe di Tiberia Hospital la soluzione che gli ha fatto prendere la decisione di operarsi. Al controllo clinico, svoltosi a circa 1 mese dall’intervento, il paziente aveva riguadagnato 4 centimetri in altezza.  

“Sto proseguendo con la fisioterapia – racconta – Adesso la mia postura è più dritta, dopo anni che non lo era più, sto allenando muscoli e nervi che erano ormai dimenticati! Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma sono sicuro che il dolore che provavo prima appartiene solo al passato e riacquisterò la qualità di vita che non avevo più”. 

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