(Adnkronos) – “C’è un tema di aderenza alle terapie e di farmacovigilanza su cui si può agire per ridurre i rischi di una iperprescrizione di farmaci. Noi vediamo gli anziani cronici in cui l’aspetto principale è che vengono inondati di farmaci. Faranno bene tutti questi farmaci o vanno valutati in un’ottica di appropriatezza delle prescrizioni farmaceutiche? Sappiamo che c’è un assorbimento di risorse molto alto nella fase più avanzata dell’età: quasi tutte le risorse vengono sostanzialmente assorbite negli ultimi anni di vita. Valutare questi aspetti in termini sia di aderenza terapeutica, ma anche di eventi avversi, effetti collaterali e farmacovigilanza, può migliorare e garantire una migliore salute”, favorendo la sostenibilità del sistema. Lo ha detto Nicola Pinelli, direttore Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), nel suo intervento al convegno ‘Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide’, oggi a Roma.
“Abbiamo sostenuto il disegno di legge sulla farmacia di comunità come luogo di prossimità di salute, specie nelle aree interne – ricorda Pinelli – C’è un ulteriore disegno di legge, che sta girando, sul rafforzamento di una dinamica territoriale perché, anche rispetto alle Case di comunità, abbiamo applicato uno standard che non tiene conto tanto delle criticità orografiche e della reale disponibilità di professionisti soprattutto nelle aree interne, che sono più sguarnite non soltanto di popolazione, ma anche di professionisti. Del resto – osserva – c’è meno attrattività per uno specialista nell’andare a lavorare in una zona territoriale interna rispetto al grande polo universitario. Per occuparsi di comorbidità, oltre al medico di medicina generale, abbiamo una vasta platea di professionisti da intercettare: gli specialisti ospedalieri, gli infermieri di comunità, i tecnici”.
In termini di prevenzione, “con le nuove tecnologie abbiamo i dati per la medicina personalizzata, i test genetici – sottolinea il direttore Fiaso – Possiamo andare a capire se c’è una familiarità di certe malattie e quindi fare non solo diagnosi scientifica, ma anche intercettare persone che sono più a rischio, più esposte a sviluppare patologie rispetto ad altre perché c’è una familiarità. In questo l’intelligenza artificiale ci può aiutare. Però – avverte – non è soltanto una questione di strumenti, ma anche di risorse, di pieno ingaggio dei professionisti, di pieno ingaggio dei cittadini, pazienti e famiglie. E’ una vasta operazione in cui, se si intende mantenere e sostenere il Servizio sanitario nazionale, bisogna uscire da logiche particolari, corporative e di interessi particolari, e vedere le cose in modo più sistemico”.
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