(Adnkronos) – Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. La danza è una forma di espressione che accompagna da sempre la storia dell’umanità. Fin dalla preistoria, come dimostrano le tracce di silhouette in movimento rimaste impresse nelle pitture rupestri. Nel tempo gli stili si sono evoluti, ma anche fuori dal ristretto mondo di chi la coltiva come massima espressione artistica, ballare – o semplicemente lasciarsi andare al ritmo in maniera rudimentale per brevissimi momenti – è un’esperienza che accomuna chiunque nel pianeta, e scandisce la quotidianità di molti. Quasi un istinto primordiale, i cui benefici sono però perfettamente codificati ormai in una lunga serie di studi. Parola di scienziati. Mercoledì 29 aprile si celebrerà la 44esima Giornata internazionale della danza (ricorrenza istituita nel 1982 dal Comitato di Danza dell’International Theatre – Unesco) e, se dal punto di vista performativo la disciplina ha regalato immagini iconiche che hanno ispirato da capolavori pittorici a capisaldi della storia del cinema e fa ancora sognare, ci sono diverse buone ragioni pratiche per introdurre l’abitudine di ballare nella propria routine di vita. Dagli effetti sul cervello a quelli prettamente legati alla forma fisica, fino ai vantaggi sociali.  

Ecco quello che emerge, solo passando in rassegna gli studi prodotti dalla letteratura scientifica negli ultimi 2 anni: la danza è un cuscinetto contro lo stress, contribuisce a rallentare l’invecchiamento cerebrale, allevia sintomi di ansia e depressione, è alleata di persone che si misurano con malattie ad alto impatto, praticarla e perfezionare questa abilità educa il cervello alla socialità, per non parlare dell’aiuto che può rappresentare per le persone con obesità o in sovrappeso per tenere a bada l’ago della bilancia. L’elenco è lungo e l’effetto sul peso è il più intuitivo. Ma una metanalisi pubblicata su ‘Plos One’ entra nel merito in modo approfondito. Gli autori hanno incluso solo gli studi che indagavano su interventi di danza proposti a persone in sovrappeso e obese e hanno rilevato che, rispetto a uno stile di vita normale, ballare ha portato a miglioramenti significativi in termini di Bmi, circonferenza vita, percentuale di grasso e massa grassa. Dati che hanno portato gli esperti a concludere che la danza è efficace, apportando anche un miglioramento significativo alla composizione e alla morfologia corporea. E “grazie al maggiore piacere che offre, può rappresentare un valido intervento di esercizio fisico per la perdita di peso”.  

Un capitolo corposo è poi quello della salute mentale e della connessione mente-corpo. E’ di pochi mesi fa uno studio pubblicato sul ‘British Journal of Sports Medicine’ che dimostra come l’esercizio aerobico – quale appunto la danza – potrebbe essere “molto efficace” per ridurre l’impatto di ansia e depressione. Per quest’ultima, in particolare, sembra essere più indicata proprio l’attività di gruppo, mentre modalità più brevi e a bassa intensità potrebbero esserlo per l’ansia. In ogni caso, in qualsiasi forma si pratichi, secondo gli autori che hanno setacciato le banche dati alla ricerca di analisi aggregate di studi clinici randomizzati e controllati è uno strumento valido, paragonabile a psicoterapia e farmaci, per alleviare i sintomi. Per quanto riguarda la depressione, sono state incluse 57 analisi di dati aggregati, comprendenti 800 studi, con 57.930 partecipanti di età compresa tra 10 e 90 anni. Per l’ansia 24 analisi di dati aggregati, comprendenti 258 studi, con 19.368 partecipanti di età compresa tra 18 e 67 anni. Il lavoro ha mostrato che l’esercizio fisico ha avuto un effetto di entità media sui sintomi depressivi e un effetto da piccolo a medio sui sintomi d’ansia, con gli impatti più significativi riscontrati nei giovani adulti (18-30 anni) e nelle donne che avevano partorito di recente. Tutte le forme di esercizio fisico sono risultate associate ad effetti positivi, ma le forme aerobiche, di gruppo e supervisionate si sono dimostrate le più efficaci nell’alleviare i sintomi della depressione. 

L’altro aspetto analizzato è quello della creatività correlata alla danza (e ad altre attività quali dipingere). La domanda degli scienziati è stata: come mantenere il cervello in forma? Dall’analisi, pubblicata su ‘Nature Communications’, emerge che dedicarsi regolarmente ad attività creative come ballare è associato a un rallentamento dell’invecchiamento cerebrale. Nell’ambito di questo studio internazionale sono stati presi in esame dati di neuroimaging e questionari di oltre 1.400 partecipanti provenienti da 13 Paesi (tra cui anche l’Italia), comprese persone che potevano essere definite esperte in un determinato campo creativo. Sono stati inclusi per esempio ballerini di tango e l’attività cerebrale di tutti i soggetti è stata misurata prima e dopo diverse settimane di allenamento. Poi l’età del cervello è stata calcolata usando dei modelli avanzati chiamati orologi cerebrali. Risultato: le persone più impegnate in attività creative, dalla danza alla musica, tendevano ad avere un’età cerebrale più giovane, il che suggerisce un legame di queste attività con la salute del cervello. Le esperienze creative hanno aumentato la plasticità delle regioni soggette all’invecchiamento. E in particolare chi aveva dedicato anni allo sviluppo delle proprie capacità in campi come la danza presentava profili più ‘giovanili’. Ciò significa, concludono gli autori, che la pratica a lungo termine potrebbe essere più efficace nel promuovere la plasticità neurale e la salute del cervello rispetto alle esperienze di breve durata. Ballare aiuta, ma ancora di più coltivare la passione in modo duraturo.  

E che dire del fattore sociale? Uno studio pubblicato qualche tempo fa sulla rivista ‘JNeurosci’, da esperti di base a Roma in un centro dedicato alle neuroscienze della rete dell’Istituto italiano di tecnologia e colleghi, ha indagato su come il cervello durante la danza gestisce la coordinazione sociale, un’abilità che permette di ballare in modo fluido con un’altra persona. Per riuscirci è necessario allineare i movimenti con quelli degli altri, elaborando al contempo informazioni sensoriali dinamiche, come suoni e immagini. I ricercatori hanno reclutato coppie di ballerini inesperti e hanno registrato la loro attività cerebrale, i movimenti di tutto il corpo e l’attività muscolare mentre ballavano sulla stessa canzone o su canzoni diverse. Dall’analisi è emerso che i segnali neurali per il coordinamento sociale, che consentivano movimenti sincronizzati tra le persone, si verificavano solo quando i ballerini si muovevano sulla stessa canzone e potevano vedersi. Il lavoro, secondo gli esperti, amplia la comprensione dell’interazione sociale al di là della danza, poiché fa luce su come il cervello supporti le attività di coinvolgimento sociale integrando al contempo informazioni sensoriali dinamiche.  

Dal mondo della ricerca scientifica arriva anche la consacrazione di slogan come ‘balla che ti passa’. Uno studio internazionale pubblicato sulla rivista ‘Psychology of Sport & Exercise’ promuove la danza come alleata per scacciare via lo stress. Gli autori del lavoro hanno messo sotto la lente varie forme di ballo, raccogliendo dati da un’ampia gamma di studi e analizzando la relazione tra danza e regolazione dello stress con approcci multidisciplinari. Ed emerge come il movimento, la musica e la connessione sociale possano trasformare il modo in cui affrontiamo le sfide della vita. Ballare, spiegano i ricercatori, non solo solleva il morale, ma svolge anche un ruolo significativo nel rafforzamento della resilienza e nel miglioramento del benessere generale. I risultati suggeriscono che dedicarsi al ballo può facilitare l’espressione emotiva e promuovere i legami sociali, creando un potente cuscinetto contro lo stress. Questi elementi non solo migliorano l’umore, ma stimolano anche il rilascio di ormoni come l’ossitocina e le endorfine, che sono collegati a sensazioni di felicità e di appartenenza. Lo studio suggerisce che gli interventi musicali hanno ridotto l’ansia, il nervosismo, l’irrequietezza e la sensazione di preoccupazione, nonché i livelli di cortisolo salivare, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. “Le nostre ricerche – concludono gli esperti – dimostrano che ballando possiamo attivare un meccanismo naturale che ci aiuta ad affrontare le pressioni quotidiane”. Il consiglio? Senza aspirare ad essere Roberto Bolle o Fred Astaire e Ginger Rogers in erba, integrare la danza nella routine settimanale potrebbe essere una strategia semplice ma efficace per migliorare salute mentale e resilienza. “E incoraggiare le persone a muoversi insieme – aggiungono gli autori – può creare un senso di appartenenza e di sostegno migliorando al contempo la loro capacità di gestire lo stress”.  

Sempre in tema di salute mentale, un altro studio indaga sull’effetto della danza in situazioni ancora più complesse. Il lavoro, pubblicato sul ‘Journal of Medical Internet Research’, ha seguito 23 partecipanti al programma Sharing Dance Parkinson’s della National Ballet School del Canada e 11 soggetti di controllo sani (familiari o caregiver). I partecipanti hanno frequentato lezioni di danza settimanali per 8 mesi e gli autori hanno scoperto che dopo ogni lezione i tassi di depressione riportati diminuivano con un effetto cumulativo di lezione in lezione e miglioramenti significativi dopo 8 mesi. “E’ stato interessante constatare che la danza ha avuto un effetto positivo sui circuiti cerebrali che regolano l’umore, come abbiamo potuto osservare nelle immagini” di risonanza magnetica cerebrale, afferma Joseph DeSouza, professore associato della York University e autore dello studio. Miglioramenti “confermati anche dai partecipanti tramite i questionari”. 

salute

webinfo@adnkronos.com (Web Info)