(Adnkronos) – Dalla diagnostica avanzata al supporto nelle decisioni cliniche, dalla medicina personalizzata alla genomica, fino alla robotica chirurgica, alla telemedicina e al monitoraggio remoto dei pazienti: le applicazioni dell’intelligenza artificiale in sanità stanno crescendo rapidamente e mostrando risultati sempre più efficaci. “Non siamo di fronte soltanto a una nuova ondata tecnologica, ma a un cambiamento che ci obbliga a ripensare profondamente il significato stesso del prendersi cura delle persone”. Così Alessio D’Amato, responsabile Welfare della segreteria nazionale di Azione, già assessore alla Sanità della Regione Lazio, anticipa all’Adnkronos Salute i temi del suo ultimo libro “La cura e l’algoritmo – Intelligenza artificiale e sanità, una rivoluzione per il bene comune” (Paesi Edizioni), che sarà presentato il 9 giugno a Roma con gli interventi di Andrea Lenzi, presidente del Cnr, e Walter Ricciardi, docente di Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica. Secondo D’Amato, l’intelligenza artificiale è già una realtà nei sistemi sanitari: “La vera questione non è se verrà utilizzata, ma come”. Restano infatti aperti diversi temi cruciali, che riguardano gli aspetti organizzativi, etici, legali e sociali, oltre alla tutela della privacy dei pazienti. Tra i nodi principali c’è quello della responsabilità medica: “Se un sistema automatizzato commette un errore, chi ne risponde? Il medico, il produttore del software o la struttura sanitaria che lo ha adottato?”. Domande che, spiega l’autore, “rappresentano una delle principali sfide della sanità del futuro”.
D’Amato richiama anche il tema del controllo democratico delle nuove tecnologie, citando Papa Leone XIV e la sua enciclica: “L’intelligenza artificiale deve essere un bene comune, al servizio dell’intera umanità, oppure rischia di diventare uno strumento controllato da pochi?”. Un interrogativo particolarmente delicato in ambito sanitario, “dove sono coinvolti dati sensibili e la vita stessa delle persone”. Nel libro vengono raccontati anche casi concreti di applicazione dell’Ai. “Tra questi, la storia di un’insegnante statunitense che, dopo un intervento chirurgico per rimuovere un tumore raro, emangioblastoma del tronco encefalico, è tornata a parlare grazie a un sistema di intelligenza artificiale che aveva registrato e ricostruito nel tempo la sua voce utilizzando vecchie lezioni scolastiche. È un risultato straordinario – osserva D’Amato – ma proprio per questo serve attenzione: tecnologie così potenti devono essere governate in modo trasparente e democratico”.
L’ex assessore sottolinea inoltre come “Italia ed Europa siano avanzate sul piano normativo e regolatorio, ma ancora in ritardo sugli investimenti in startup innovative e sulla formazione del personale sanitario, sono ‘Cenerentole’.” L’intelligenza artificiale è già impiegata in molti ambiti della medicina, ma secondo D’Amato “è soprattutto nella prevenzione che può fare la differenza. Attraverso l’analisi di migliaia di immagini diagnostiche, come Tac e risonanze magnetiche, gli algoritmi riescono infatti a individuare correlazioni e segnali precoci con livelli di accuratezza sempre maggiori. Importanti risultati stanno emergendo anche nello studio delle malattie neurodegenerative”. D’Amato cita una ricerca condotta negli Stati Uniti su 2.500 persone, “nella quale l’Ai è riuscita a individuare precocemente il Parkinson analizzando la ridotta espressività facciale, uno dei segnali tipici della malattia” conclude.
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