(Adnkronos) – “L’Europa deve proteggere il proprio ruolo nella ricerca oncologica e garantire che le politiche di contenimento dei prezzi dei farmaci non si traducano in una riduzione delle sperimentazioni cliniche”. È l’appello di Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica (Esmo), che in apertura del congresso della Società europa di oncologia medica (Esmo) 2026, in corso a Madrid, chiede un confronto tra tutti i principali attori del settore “per affrontare il calo delle attivazioni dei trial clinici, cioè degli studi che permettono di valutare l’efficacia e la sicurezza di nuove terapie”. “Una variazione dei prezzi dei farmaci non può avere un impatto sul numero di studi clinici in Europa”, sottolinea Curigliano, evidenziando “la necessità di intervenire rapidamente per invertire questa tendenza”. L’Europa, ricorda, “ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo di nuove cure oncologiche e continua a essere un punto di riferimento internazionale”. A sostegno di questa affermazione, lo specialista richiama i risultati presentati negli ultimi 5 anni ai principali congressi oncologici internazionali, come quelli dell’Asco (Società americana di oncologia clinica) e dell’Esmo, “dove la ricerca europea ha avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo di trattamenti capaci di cambiare la pratica clinica”.  

Un altro tema centrale è l’accesso ai farmaci innovativi. “La posizione dell’Esmo”, spiega Curigliano, “si basa sul valore delle terapie: la priorità deve essere data ai trattamenti che producono benefici clinici significativi per i pazienti, sia nelle fasi iniziali della malattia sia quando il tumore è in fase metastatica. Per valutare questo beneficio, Esmo utilizza anche la Magnitude of Clinical Benefit Scale, uno strumento che aiuta a misurare quanto un nuovo trattamento migliori concretamente gli esiti per i pazienti”. La necessità di scegliere le terapie sulla base del loro valore, tuttavia, “non deve tradursi in ritardi nell’accesso alle cure, né in una diminuzione delle opportunità di partecipare agli studi clinici”. Per questo, secondo l’oncologo, “occorre agire su due fronti: semplificare le procedure regolatorie europee, così da evitare tempi troppo lunghi per avviare una sperimentazione, e sensibilizzare i governi e le istituzioni nazionali sull’importanza strategica della ricerca” osserva. 

“Fare ricerca significa garantire ai nostri pazienti l’accesso all’innovazione” rimarca Curigliano. Ma i benefici non si limitano alle nuove possibilità di cura: “Gli studi clinici possono contribuire anche a un uso più efficiente delle risorse del Servizio sanitario nazionale e rafforzano la visibilità e la competitività della comunità scientifica italiana. L’obiettivo”, conclude il presidente eletto dell’Esmo, è quindi “trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, accesso alle terapie e capacità dell’Europa di continuare a produrre innovazione oncologica”. 

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