(Adnkronos) – La medicina del futuro non si limita più a curare i sintomi, ma impara a prevederli nel mondo virtuale prima che si manifestino nel mondo reale. È questa la sfida rivoluzionaria al centro del ‘Bioma Spring Interannual Meeting 2026’, che si terrà il 17 e 18 aprile a Lecce. L’evento, promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (Fmp), segna il definitivo passaggio da una gestione empirica del paziente a una medicina del microbiota di precisione. “Il cuore pulsante di questa evoluzione è il ‘digital twin o gemello digitale – spiega all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all’università Lum Giuseppe Degennaro – Non si tratta di una semplice cartella clinica, ma di un vero e proprio avatar dinamico che vive nei computer dei medici e riproduce fedelmente ciò che accade nel nostro corpo. Questa frontiera, oggi applicata con successo allo studio del microbioma intestinale, permette di passare da cure generiche a terapie sartoriali, modellate sull’identità biologica unica di ogni paziente”. 

La costruzione del gemello digitale inizia con la creazione di un identikit profondo del paziente, unendo le informazioni genetiche del suo microbioma intestinale ai dati clinici tradizionali. “Tuttavia, per essere davvero utile, questo modello non può restare una fotografia statica: esso deve evolversi insieme a noi. Per questo motivo, il gemello viene nutrito costantemente da un flusso di informazioni che provengono dalla nostra vita quotidiana, raccolte in modo non invasivo attraverso orologi intelligenti, sensori ambientali o semplici applicazioni sul cellulare”, aggiunge Minelli, referente per il Sud della Fmp. In un simile processo, l’intelligenza artificiale agisce come un ‘cervello’ instancabile “che analizza ogni battito cardiaco, ogni variazione del sonno e ogni risposta del corpo al cibo, imparando a riconoscere schemi e abitudini che sfuggirebbero all’occhio umano. È proprio questa unione – avverte – tra la nostra mappa biologica e il racconto continuo della nostra giornata che permette al gemello digitale di diventare una copia dinamica e fedele del nostro organismo”. 

L’aspetto più innovativo ed avvincente di questa tecnologia è la possibilità di effettuare test in silico. “Mentre la ricerca tradizionale si divide tra test in vivo condotti su organismi viventi (animali o esseri umani) non senza problematiche etiche e rischi diretti per il soggetto, e in vitro (in provetta) non sempre in grado di replicare la complessità di un sistema intero vivente, la sperimentazione in silico avviene esclusivamente tramite computer. Il termine deriva dal silicio, l’elemento chimico semiconduttore che costituisce la base dei microchip e dei processori. In questo contesto, il ‘laboratorio’ non è più fatto di vetrini o organismi, ma di potenza di calcolo e algoritmi – spiega l’immunologo – Grazie a queste simulazioni digitali, è possibile testare l’efficacia di un probiotico o di una dieta specifica sul modello in silico prima ancora di somministrarli al paziente reale. Tale approccio permette, dunque, ai medici di testare preliminarmente la validità di un protocollo di cura o di un programma nutrizionale su un avatar virtuale, osservandone le reazioni prima ancora di intervenire sul paziente reale. Un metodo che azzera i rischi e garantisce una precisione millimetrica nella scelta della cura”. 

 

L’applicazione al campo vastissimo del microbiota di una tecnologia così avanzata come il ‘digital twin’, non è un esercizio di stile, ma una necessità dettata dalla natura stessa dell’ecosistema intestinale. “Come emergerà durante i lavori del Bioma Spring 2026 a Lecce, il microbiota è oggi considerato un vero e proprio ‘organo endocrino e metabolico’ dinamico, la cui complessità non permette più approcci basati sulla casualità. Nel senso che Il microbiota non è un semplice insieme di batteri, ma un sistema biologico caratterizzato da interazioni non lineari tra microrganismi, organismo ospite e fattori ambientali. Questo significa – rimarca Minelli – che introdurre un ceppo batterico a caso non produce un effetto prevedibile, poiché la sua efficacia dipende dalla partnership con gli altri microbi già presenti e dalle condizioni fisiologiche del momento. Affidarsi a soluzioni standardizzate o inventate può essere controproducente. La ricerca sottolinea che la struttura del microbiota è influenzata da variabili specifiche come le abitudini alimentari e gli stili di vita. Senza una guida algoritmica, l’inserimento di ceppi non targetizzati rischia di alterare ulteriormente un equilibrio già precario, con ripercussioni sulla salute soggettiva e collettiva, specialmente in ottica di resistenza antimicrobica. Ecco perché la precisione millimetrica è l’unica via percorribile ed il Il passaggio fondamentale promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata sta proprio nel superamento dell’approccio empirico a favore di una analisi funzionale”.  

“Grazie al gemello digitale, è possibile individuare i ceppi target-specifici, capaci di agire esattamente sulla resilienza biologica di quel paziente; la tempistica ideale, sincronizzata con l’evoluzione temporale delle patologie; la partnership corretta attraverso una interazione positiva con il profilo metagenomico esistente. L’obiettivo di Bioma 2026 è dimostrare come gli algoritmi di Intelligenza Artificiale possano trasformare i ‘big data’ multi-omici (spesso frammentari e caotici) in ‘smart data’ terapeutici. Solo in questo modo la scelta clinica viene validata scientificamente, garantendo che la cura per la disbiosi sia un intervento mirato e sicuro, capace di correggere gli squilibri biochimici alla base di infiammazioni croniche e patologie sistemiche. Sebbene restino sfide importanti da vincere — come la protezione assoluta della privacy e la necessità di rendere questi strumenti accessibili a tutti — la strada verso una medicina che non cura solo la malattia, ma la persona nella sua interezza, è ormai tracciata”, conclude Minelli.  

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