(Adnkronos) – “L’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea) è un passo importante, ma non ancora sufficiente a garantire davvero il diritto alla salute per tutti”. E’ quanto emerso oggi durante l’audizione in XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati dedicata allo schema di decreto per l’aggiornamento dei Lea, alla quale è intervenuto anche Tonino Aceti, presidente di Salutequità. “L’ultimo aggiornamento – ricorda – risale al 2017 ed è entrato pienamente in vigore solo nel 2025. Da allora sono passati quasi 9 anni e dal nostro punto di vista permangono ancora importanti lacune. E’ positivo che i Lea vengano finalmente aggiornati e integrati – afferma Aceti all’Adnkronos Salute – ma ci sono aspetti che vanno migliorati. Ad esempio, non sono ancora riconosciuti i codici di esenzione per patologie come la cefalea primaria cronica, la psoriasi severa a placche e la dermatite atopica”. 

Un altro nodo critico, secondo Salutequità, riguarda l’oncologia di precisione. “Se l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) rimborsa farmaci oncologici per terapie mirate – sottolinea Aceti – non è comprensibile perché contestualmente nei Lea non sia prevista anche la rimborsabilità di tutti i relativi test genetici e diagnostici, che sono decisivi per accedere a questi farmaci innovativi. Attualmente nei Lea è presente una tabella dedicata ai test, che rappresenta un importante passo in avanti, ma l’elenco non è completo e non include tutti quelli necessari per le terapie oncologiche attualmente approvate dall’Aifa, come nel caso del colangiocarcinoma”. Per questo Salutequità chiede che “l’aggiornamento dei Lea preveda contestualmente la rimborsabilità sia dei farmaci sia dei test diagnostici e genetici indispensabili per utilizzarli in modo appropriato”. Sul fronte normativo, pesa anche la recente sentenza del Tar: “Il decreto Tariffe dovrà essere riscritto e approvato da ministero della Salute, Governo e Regioni entro settembre 2026. Tuttavia – sostiene Aceti – le Regioni non sarebbero ancora state pienamente coinvolte nel processo. Il rischio da scongiurare, in assenza di un’approvazione nei tempi previsti, è il ritorno ai Lea del 2001”.  

Per Salutequità “servono tempi rapidi, procedure più snelle e un’autorità autonoma che aggiorni i Lea in modo continuo – suggerisce Aceti – inserendo le prestazioni più innovative ed eliminando quelle ormai superate, sulla base delle migliori evidenze scientifiche. Ma aggiornare i Lea non basta: bisogna anche garantire che siano applicati allo stesso modo in tutte le Regioni”. 

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