(Adnkronos) – Il Servizio sanitario nazionale attraversa una crisi profonda, definita da molti osservatori un “lento smantellamento” del modello universalistico nato nel 1978. A fronte di una delle più alte speranze di vita in Europa, il sistema soffre di sottofinanziamento cronico – con una spesa pubblica pari a circa il 6,3% del Pil, inferiore alla media Ocse ed europea – e di una grave carenza di personale. Secondo gli ultimi dati Istat, l’indice di vecchiaia ha raggiunto il 208%: oltre 200 over 65 ogni 100 giovani sotto i 14 anni. Gli anziani sono oggi 14 milioni e rappresenteranno il 35% della popolazione entro il 2050. L’invecchiamento strutturale alimenta una crescente domanda di assistenza: circa 24 milioni di malati cronici e 4 milioni di non autosufficienti. La gestione della cronicità assorbe già l’80% della spesa sanitaria, con costi pro capite per gli over 75 fino a 11 volte superiori rispetto ai più giovani. A questa pressione non corrisponde una risposta pubblica adeguata. Il rapporto ‘Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia: la situazione degli ultimi 6 anni’, realizzato da NeXt Economia e università di Roma Tor Vergata con Acli e Caf Acli e il supporto di Comipa, Federcasse Bcc, Federazione Lombarda Bcc e Federazione Toscana Bcc, evidenzia un “razionamento sanitario implicito”, con barriere economiche che spingono i cittadini più fragili a rinunciare alle cure. Il documento sarà presentato il 23 febbraio alle 9.30 nella Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei deputati.  

L’aumento dei nuclei unipersonali, che potrebbero coinvolgere il 40% dei cittadini entro il 2050, sposta la domanda dall’ospedale al territorio e al domicilio – rileva il report – richiedendo un’integrazione tra assistenza clinica, supporto psicologico e protezione sociale. Tra le possibili soluzioni, il rafforzamento della ‘sanità di territorio’ e un nuovo equilibrio tra pubblico, privato e terzo settore. In questo quadro si collocano le mutue socio-sanitarie, che integrano l’offerta del Ssn facilitando l’accesso alle prestazioni private senza sostituirsi al sistema pubblico. Oltre 13 milioni di cittadini risultano assistiti nella sanità integrativa e mutualistica.  

Il rapporto cita le esperienze promosse dalle Banche di Credito Cooperativo in Lombardia e Toscana. “Il modello delle Mutue Bcc, associazioni mutualistiche locali promosse e sostenute dalle Banche di Credito Cooperativo e associate al consorzio Comipa – ricorda Alessandro Azzi, presidente della Federazione Lombarda delle Bcc e della Fondazione del Credito cooperativo Tertio Millennio Ets – si fonda sull’obiettivo di offrire un supporto accessibile e di prossimità ai bisogni delle comunità, inclusi quelli sanitari. Un intervento che nasce dal basso e si basa sulla logica solidaristica e cooperativa”. Le mutue territoriali, a differenza delle polizze tradizionali o delle casse aziendali, si rivolgono anche a chi è privo di coperture, come lavoratori precari, anziani e famiglie a basso reddito. “Il progetto ‘Una banca una mutua’ – aggiunge Matteo Spanò, presidente della Federazione Toscana Bcc – in collaborazione con Comipa, testimonia l’impegno delle Bcc nel rispondere ai bisogni primari delle comunità locali. In Toscana operano 10 Mutue promosse da altrettante Bcc. Dal 2019 la crescita delle adesioni e dei servizi conferma il successo di un modello mutualistico e solidaristico che punta sul fare comunità”. Dal 2019 al 31 dicembre 2025 le 10 mutue toscane hanno registrato una crescita del 161%: 42.792 soci, che diventano 52.534 includendo i figli minori; nell’ultimo anno i fruitori dei servizi sono aumentati del 20%. Le strutture convenzionate sono circa 1.600 in ambito sanitario e 1.300 in ambito extra-sanitario. 

Nel report è centrale anche il ruolo della cooperazione socio-sanitaria. “L’evoluzione demografica, l’incremento delle cronicità e l’innovazione tecnologica rendono indispensabile una governance multilivello capace di integrare risorse pubbliche e strumenti mutualistici in modo complementare – dichiara Marco Marcocci, vicepresidente nazionale di Confcooperative con delega al Welfare e alla digital health e presidente di Confcooperative Roma e Lazio – L’obiettivo è costruire un modello di sanità integrata che preservi l’universalità del Ssn, riduca le disuguaglianze territoriali e socio-economiche e trasformi la sanità integrativa da risposta emergenziale a leva strutturale di equilibrio del sistema”.  

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