(Adnkronos) – “I test genomici consentono oggi” miglioramenti “non solo in termini clinici – che è l’aspetto più importante – ma anche sotto il profilo economico e organizzativo. Nei primi 18 mesi di utilizzo dei test multigenici presso la nostra istituzione abbiamo registrato una riduzione di circa il 40% dell’impiego della chemioterapia”. Lo ha detto Mario Giuliano, professore di Oncologia medica all’università Federico II di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all’incontro ‘Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer’, dedicato all’evoluzione del percorso di cura nel tumore del seno in fase precoce.
“Grazie a circa 400 test effettuati nei primi 18 mesi, siamo riusciti a evitare quasi 1.700 accessi al nostro Day Hospital per la chemioterapia – chiarisce Giuliano – Questo si traduce in una riduzione dei costi legati ai farmaci e alle risorse umane coinvolte, ma anche dei costi indiretti: giornate di lavoro perse dalle pazienti, accessi al pronto soccorso, trattamenti necessari per gestire eventuali tossicità. Oltre alla riduzione dei costi clinici e umani, quindi, si registra anche un importante contenimento dei costi economici, grazie all’utilizzo dei test”.
“E’ fondamentale ottimizzare il trattamento, evitando chemioterapie inutili e quindi tossicità che possono essere risparmiate – rimarca l’esperto – I test multigenici ci aiutano molto. Tuttavia bisogna ricordare che il trattamento adiuvante”, dopo l’intervento, “serve ad aumentare la percentuale di pazienti che guarisce completamente. L’obiettivo finale è quindi guarire le pazienti. I test non servono soltanto a evitare la chemioterapia nelle donne a basso rischio, ma anche a individuare quella piccola quota di pazienti – stimata intorno al 5% – che, sulla base delle sole variabili cliniche, non riceverebbero la chemioterapia, ma che invece, grazie al test genomico, risultano candidate a questo trattamento. In questi casi la chemioterapia è fondamentale perché, senza il test, si rischierebbe un sottotrattamento”. Questa procedura “serve quindi sia a evitare tossicità inutili sia, più in generale, a ottimizzare le strategie terapeutiche oggi disponibili”.
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